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L’assedio dell’Alcazar

18 marzo, 2008 (19:14) | Categorie: Guerra, Novecento, Spagna, Spagnolo | Tag:, , , |

Documentario propagandistico sull’assedio dell’Alcazar di Toledo.

Quando iniziò l’assedio dell’Alcázar il comandante della guarnigione José Moscardó Ituarte resistette per il generale Francisco Franco per settanta giorni, dal 22 luglio al 27 settembre 1936. Giorno dopo giorno il colonnello mandò il suo comunicato radio: Sin novedad en el Alcázar (“Niente di nuovo dall’Alcázar”). La sua difesa incoraggiò i supporter di Franco ovunque e fece impazzire i repubblicani, che impiegarono vanamente vaste forze nell’assalto.

Il 23 luglio le forze repubblicane catturarono il figlio sedicenne di Moscardó, Luis. Chiamarono telefonicamente l’Alcazar e rispose Moscardo in persona. L’ufficiale politico repubblicano lo informò che, se non avesse dichiarato la resa, suo figlio sarebbe stato fucilato. Moscardó chiese di parlare con il proprio figlio. Quindi disse a Luis, “Raccomanda la tua anima a Dio e muori come un patriota, gridando ‘Lunga vita a Cristo Re’ e ‘Lunga vita alla Spagna’.” “Lo posso fare” rispose il figlio.

La difesa dell’Alcazar divenne in Spagna un simbolo dell’eroismo franchista. Moscardó fu promosso a generale dell’esercito e messo al comando della divisione di Soria. Nel 1938 gli venne assegnata la direzione dei corpi di armata dell’Aragona, ma non prese parte ad eventi particolarmente eroici.

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Commenti

Comment da sandro
Ora: 17 aprile 2011, 9:30 pm

la registrazione della telefonata tocca il profondo dell’anima

Comment da ferruccio
Ora: 18 aprile 2012, 1:26 pm

Senza nulla togliere all’indiscutibile valore dei difensori dell’Alcazar, nel corso degli anni, si è dato luogo ad un dilagare di letteratura agiografica nella quale la storia cede per lo più il passo alla leggenda. Molto si è discusso, per esempio sulla minaccia che sarebbe stata fatta a Moscardò, il 23 luglio, da un capo dei miliziani, “che gli avrebbe ucciso il figlio se l’Alcazar non si fosse arreso”. La sola cosa che si può dire e che Luis Moscardò, figlio del colonnello, fu giustiziato, ma non in quei giorni, bensì il 23 agosto; Gomez Oliveros, biografo del difensore dell’Alcazar, riferisce i fatti come se Luis fosse stato fucilato per rappresaglia dopo un bombardamento; dice tra l’altro: “Luis Moscardò è uno di quegli infelici destinati ad essere fucilati”. Credo che il più interessante studio intorno a questa polemica sia quello compiuto da Herbert R. Southworth, nel suo documentato libro El mito de la cruzada de Franco. Southworth, basandosi su numerose testimonianze, e in primo luogo su quella di Gomez Oliveros, biografo di Moscardò, afferma che il telefono era tagliato. E’ vero che Aznar ha affermato che la linea era stata riallacciata per ordine del governo; tuttavia, non esiste nessun dato ne alcuna indicazione che permettano di accertare l’esistenza di conversazioni telefoniche fra l’Alcazar e la città. La visita di Rojo, l’8 settembre, come la visita di padre Camarasa, furono preparate a mezzo di megafoni. Neanche l’ambasciatore del Cile Nunez Morgado utilizzò il telefono, nella sua visita del 13 settembre. Tuttavia Koltsov parla dell’esistenza del telefono. Southworth aggiunge testimonianze scritte sulla sorpresa di Moscardò, quando l’Alcazar fu liberato, nel ricevere le condoglianze per la morte del figlio. Saluti Ferruccio

Comment da admin
Ora: 18 aprile 2012, 2:56 pm

L’episodio è narrato anche ne L’assedio dell’Alcázar di Cecil D. Eby.

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