Un video piuttosto curioso sulla scoperta e la diffusione dell’uso da parte degli Europei, realizzato da un videoamatore italiano tramite una serie di immagini interessanti.
“Dalla scoperta in circa 120 anni il tabacco si diffuse su tutta la Terra”.
La Szent István era una corazzata dell’impero austro-ungarico, l’unica che venne costruita interamente in Ungheria. L’Ungheria aveva ottennuto l’appalto per la costruzione avendo contribuito al finanziamento dell’immensa corazzata della classe Tegetthoff, e l’aveva così battezzata in onore del primo re cristiano d’Ungheria, Santo Stefano.
Alle 3.30 del mattino del 10 giugno 1918, navigando di conserva con la Tegetthoff e altre sette unità dirette verso il Canale di Otranto, la Szent István venne colpita da due siluti da 45 cm lanciati dal MAS-15 comandato dal tenente Luigi Rizzo. La maggior parte dei 1087 membri dell’equipaggio stavano dormendo, in attesa della battaglia prevista poche ore dopo. Immediatamente si diffuse il caos a bordo e vani si rivelarono gli sforzi per salvare la nave, che affondò rapidamente. La Tegetthoff, che si trovava a una certa distanza al momento dell’impatto dei siluri, ritornò e prese a rimorchio la Szent István, nel tentativo di raggiungere il porto di Pola. Nondimeno il tentativo fallì e la nave affondò alle ore 6:12. Fu sostenuto che la Szent István affondò facilmente per difetti di progettazione della classe Tegetthoff. Però vi furono soltanto 89 morti, anche grazie al fatto che nella marina austroungarica i marinai dovevano necessariamente sapere nuotare.
Esiste un breve filmato dell’ultimo quarto d’ora di vita della Szent István, realizzato dal tenente Mensburger dalla Tegetthoff. La Szent István è una delle uniche tre corazzate il cui affondamento sia stato filmato, insieme alla HMS Barham e alla USS Arizona. Il filmato della Szent István venne successivamente utilizzato per raccogliere fondi per la Croce Rossa.
Un documentario storico, realizzato per conto delle Edizioni Hobby & Work, sul bombardamento attuato dagli angloamericani sulla città di Dresda fra il 13 e il 15 febbraio 1945.
Il bombardamento fu una delle azioni militari più terribili della seconda guerra mondiale. La potenza di fuoco sviluppata dai bombardieri alleati nei bombardamenti del ‘45 su Dresda, equivalente a 9 kilotoni di TNT, dello stesso ordine di quella della bomba atomica su Hiroshima (12,5 KT), rase completamente al suolo il centro storico della città, causando una strage di civili (tra le 25.000 e le 250.000 vittime: gli storici sostengono tesi molto differenziate), con obiettivi militari solo indiretti. Si tratta di uno dei bombardamenti con più vittime civili della seconda guerra mondiale.
L’esperto di storia militare e capitano inglese Liddell Hart, dopo aver osservato come a partire dalla fine del gennaio 1945 le forze aeree angloamericane avessero operato il «deliberato ripristino della politica di “terrorismo aereo”, [...] che passò così ad occupare il secondo posto nella scala delle priorità, subito dopo gli obiettivi petroliferi e prima delle comunicazioni», riassume lapidariamente la vicenda in questo modo:
«Verso la metà di febbraio la lontana città di Dresda fu sottoposta, col deliberato intento di seminare la strage fra la popolazione civile e i profughi, a un micidiale attacco sferrato proprio contro i quartieri centrali, e non contro gli stabilimenti o le linee ferroviarie»
Nel 1912 si compì una sfida passata alla storia delle esplorazioni geografiche per la conquista del Polo Sud tra la spedizione britannica comandata da Robert Falcon Scott e quella norvegese capitanata da Roald Amundsen.
Entrambe le spedizioni partirono nell’ottobre 1911 dai rispettivi campi base. Ma mentre Amundsen e i suoi quattro compagni erano in viaggio con sci e cani da slitta, Scott e i suoi utilizzarono pony della Manciuria e motoslitte che si rivelarono ben presto difettose, nonché cani da slitta che nessuno dei membri della spedizione sapeva condurre adeguatamente. Durante il viaggio di ritorno, Scott e i suoi uomini morirono di fame e di freddo. I cadaveri dei membri della spedizione furono trovati, intatti e dentro la tenda, sei mesi dopo a sole 11 miglia da un grande deposito di viveri allestito appositamente per la loro spedizione. Rimasero i loro diari nei quali descrissero nel dettaglio le sofferenze patite.
Questo video, girato nei ghiacci dell’Antartide, ricostruisce la tragedia di Robert Scott e dei suoi uomini.
Questo breve filmato è tratto dall’Enrico V, film del 1989 scritto, diretto e interpretato da Kenneth Branagh. E’ basato sull’omonimo dramma di William Shakespeare composto tra il 1598 ed il 1599.
Enrico V d’Inghilterra si distinse per aver conquistato la Francia nel corso della battaglia di Azincourt. Salito sul trono d’Inghilterra nel 1413, abbandonata una giovinezza scapestrata, Enrico V si dimostra subito un re saggio, deciso e moralmente rigoroso. Nel 1415, seguendo anche il consiglio della Chiesa, dichiara guerra al re Carlo VI di Francia, per rivendicare i propri diritti ereditari su quel regno non riconosciuti dai francesi a causa della legge salica.
Enrico parte e sbarca in Francia con un esercito poco numeroso. Dopo aver assediato con successo la cittadina di Harfleur, il re dà alle truppe ordini inusuali per quei tempi, vietando di infierire sugli sconfitti con saccheggi e brutalità, pena la morte. Nonostante i suoi uomini siano ridotti di numero e stremati, accetta lo scontro con i Francesi, altezzosi e tanto più numerosi. La sanguinosa battaglia di Agincourt finisce inaspettatamente con una strepitosa vittoria degli inglesi, che hanno pochissime perdite, mentre vengono uccisi 10.000 francesi. Il re di Francia accetta le richieste del vincitore e gli concede in moglie la propria figlia Caterina.
La battaglia di Las Navas de Tolosa (16 luglio 1212), chiamata dalla storiografia araba battaglia di Al-Uqab, è conosciuta più semplicemente come “La Batalla” nelle cronache dell’epoca. Permise di estendere i regni cristiani, principalmente quello di Castiglia, verso il Sud della Penisola iberica, all’epoca dominati dai musulmani.
Lo scontro costituì la rivincita della clamorosa sconfitta patita dai cristiani spagnoli 17 anni prima nella battaglia di Alarcos/al-Arak del 19 luglio 1195 ad opera del terzo sovrano almohade Yaʿqūb al-Mansūr. Prodromo indispensabile della vittoria fu il superamento delle endemiche contrapposizioni fra i sovrani cristiani spagnoli e fu infatti quando un accordo legò solidalmente tra loro il re di Navarra Sancho VIII il Forte e Pietro II d’Aragona che le basi della vittoria si poterono dire alfine gettate, malgrado all’accordo restasse inizialmente estraneo Alfonso IX di León. Grande importanza per l’esito della finale battaglia fu l’azione diplomatica condotta dall’Arcivescovo di Toledo Rodrigo Jimenez de Rada. All’alleanza garantirono la loro partecipazione anche Alfonso II del Portogallo e i cavalieri Álvaro Núñez de Lara, Diego López de Haro e Lope Díaz, mentre papa Innocenzo III garantiva all’impresa lo status di Crociata. All’alleanza presero parte anche Franchi, con alcuni vescovi, e l’Ordine dei Templari.